venerdì 18 marzo 2011

Dieci cose per cui...

1) La prima colazione.
2) Dedicarti alla tua passione, sentendoti al "centro esatto della tua vita".
3) Truccarti ascoltando musica, di sera, mentre una tua amica sta venendo a prenderti; è in ritardo, tu sei più in ritardo di lei, e la cosa non pesa a nessuna delle due.
4) Sognare di riabbracciare tua madre, e svegliarti che senti ancora il profumo della sua pelle.
5) Passeggiare senza tempo e senza meta, per ricordare e dimenticare.
6) La libertà.
7) Sentire nell'aria la primavera che arriva.
8) Essere sorpresa da un sogno che si realizza, che quasi non te ne sei resa conto.
9) Tutta l'arte che fino adesso ti ha reso una persona migliore, e quella che devi ancora scoprire.
10) Agire di testa tua.

martedì 15 marzo 2011

mercoledì 9 marzo 2011

Una ricognizione del dolore

Una di quelle sere in cui sei triste, e vuoi coccolare il dolore come se fosse un male fisico.
Ti fai un brodino, ti metti a letto, guardi la più imbecille delle trasmissioni preserali, giochi da casa; speri di avere la febbre per non andare al lavoro, non ce l'hai, butti giù un'aspirina.
Ti lamenti come un cane, ti annienti nel materasso, ti ci liquefi. Metti la testa sotto al cuscino, nuoti a rana, ti lasci cadere mentre cerchi le pantofole a testa in giù. Resti a terra per un po', ti chiudi a uovo, immobile per venti secondi, crolli di lato, accusi il freddo ed il duro del pavimento, ti arrampichi sul letto, a fatica. Ti lasci cadere di nuovo, speri che il tonfo spezzi l'incantesimo, ma ti spezza solo le ossa. Di nuovo gelo, vai in bagno.
Ti abbarbichi su ante di armadi, porte, lavandini; ti ammosci sul cesso prima in avanti e poi all'indietro, a testa reclinata; ti andrebbe di caderci dentro come quando avevi sei anni.
Non hai intenzione di reagire al dolore, faccia pure quello che deve fare, non gli opponi resistenza; non lo contrasti col pensiero, i pensieri sono stanchi, i meccanismi che li generano ancora di più.
Dormi 24, 48, 96 ore di fila e poi... e poi vedrai.

mercoledì 3 novembre 2010

No title

L'anima sì ma lo spazzolino giammai.

sabato 24 luglio 2010

No title

Sognavo invece stanotte di trovarmi in una ambiente chiuso, semi-arredato (una stanza di un appartamento, un ufficio, un negozio), di guardare al soffitto e notare una grande macchia circolare di inchiostro - più densa al centro - che colava a goccioloni sul pavimento. Si trattava di un'infiltrazione cosmica, perchè uscendo fuori e guardando al cielo mi accorgevo (io e qualcun altro, non ricordo chi) che esso era diventato tutto blu inchiostro. La porzione di cielo disponibile alla mia vista, tipo iper-testo, mi offriva inoltre un riquadro di aggiornamento del planisfero dal quale si evinceva che la macchia blu aveva - fino a quel momento - invaso solo mezzo emisfero (quello in cui mi trovavo io), mentre l'altro era ancora bianco.

giovedì 15 luglio 2010

No title

E quindi stanotte sognavo di essere ad un concerto di Giorgio Gaber, pensando che negli ultimi anni avevo commesso un errore considerevole reputandolo morto; e subito dopo camminavo ed incontravo Dalla e Curreri che camminavano abbracciati e guasconi, e si fermavano - gentili - a conoscermi.

domenica 2 maggio 2010

Per te


Bionda e diva,
diva e ingenua,
ingenua e sfacciata.
Taglio indimenticabile di un profilo,
denti piccoli e bianchi,
labbra rosa.

Foulard al collo, bracciale che tintinna:
sei splendida per la sera,
pronta a sfidarla come in una gara.
Innocente vanità
vestita di bianco,
di rosa,
di rosso.
Esplosiva, esagerata,
essenzialmente tu.

“Hai i piedi di un’atleta, Raffaella”,
ti dissi una mattina.
Si chiacchierava seduti sui letti,
tutti in una stanza a condividere il risveglio,
pigri, lenti, lievi, tra briciole e coperte.
Si dicevano cazzate, si giocava;
si decretavano le invenzioni più utili della storia.
Si parlava della notte prima,
di un’ora e più a ridere al buio senza riuscire ad addormentarci.
Del vostro letto che all’improvviso si piegava come un portafoglio,
con voi due dentro.

Raffaella schiena dritta,
Raffaella gambe da svenire nei jeans attillati,
Raffaella ombretto coi brillantini e coda di cavallo quando c’è da stare in pista,
Raffaella sempre allegra, anche se triste,
Raffaella goffa e sexy,
Raffaella “offro io”,
Raffaella “e ja, Mariàààààààààà”,
Raffaella sportiva e “sporting”, direttamente da una copertina di Vogue.

Raffaella “immagina di dare uno schiaffo all’aria” per insegnarmi a girare sui pattini, un pomeriggio d’inverno a casa tua.

Sei questo nella mia memoria.

Questo e un dolore,
questo e la purezza spietata di una delusione,
delusione di caduta dopo una piroetta in aria.
Il sogno di un’ esibizione perfetta
spezzato in un attimo,
sul più bello,
quando devi raccogliere gli applausi e andare avanti.

Vita breve, di farfalla.

Ma non te lo voglio rimandare questo dolore,
anzi, fa’ finta che non ti abbia detto niente.
Tra un po’ mi passa, te lo prometto,
sto già meglio.
Non piango,
sorrido ripensandoti,
e non mi arrabbio con la vita.
Non preoccuparti,
le andrò ancora incontro a schiena dritta e testa alta,
come ci hai insegnato tu.
Sui tuoi passi,
sulle onde morbide disegnate dai tuoi pattini.